I cagnolini e la lebbra

I cagnolini e la lebbra

In dialogo

di Luigino Bruni

pubblicato su Città Nuova n.3/2008 del 10/02/2008

È sempre più normale incontrare sui voli aerei gatti e cani, nelle apposite gabbie. L’altro giorno ho viaggiato con tre cuccioli di pastore tedesco sistemati nel sedile affianco. Un episodio apparentemente insignificante, che invece rivela due fenomeni importanti della nostra società.

In una società dove i rapporti famigliari e di vicinato sono sempre più deboli, quando si parte da casa per qualche giorno non sappiamo a chi lasciare il cane, o il pesce rosso. Il mercato si sta attrezzando con una interessante fioritura di hotel per animali, ma non economicamente accessibili a tutti. Anche qui il mercato sostituisce l’amicizia, ma è una sostituzione né perfetta né equa (i più poveri anche qui sono discriminati). Inoltre per affidare animali o per annaffiare piante, la vicinanza fisica è importante. Nel quartiere-comunità di qualche tempo fa, o nei paesi, ai vicini si potevano non solo affidare animali, ma persino i nostri bambini. Nelle nuove amicizie delle moderne città, l’amicizia non è più legata al territorio, e così diventa improbabile chiedere ad un amico che abita a Roma, all’Eur di portare a passeggio un cane sulla Tuscolana. In queste cose la prossimità anche spaziale è essenziale. Il cane ingabbiato sull’aereo è dunque un segnale di una società di persone sempre più sole e lontane. C’è poi un secondo aspetto, legato al primo. In un mondo dove facciamo fatica a coltivare rapporti profondi con gli altri esseri umani, abbiamo bisogno di trovare dei sostituti. Gli animali allora ci offrono compagnia e attenzione, e sono molto più docili e obbedienti delle persone. Mentre scrivo questa nota in treno ho di fronte due signore che si stanno raccontando come nutrono i rispettivi cani, e non riesco a nascondere un certo malessere nel sentire che il cibo principale di questi cani post-moderni è carne in scatola o macinata di prima qualità (non per cani ma per umani). Un dato colpisce. Oggi la spesa annua mondiale stimata solo per il cibo di cani e gatti è di circa un miliardo e mezzo di euro, una cifra maggiore di quella che secondo l’Aifo sarebbe necessaria per arrestare il contagio della lebbra in tutta l’Africa. Sono cresciuto in campagna in una famiglia popolata di animali e da molti cani, ma i miei genitori mi hanno bene insegnato la differenza che c’è tra un cane e un uomo. Gli animali sono abitanti meravigliosi ed essenziali della nostra stessa terra, ma non sono amici, perché l’amicizia richiede uguaglianza e reciprocità, dimensioni che solo un altro essere umano può darci. Esseri umani che saranno più problematici di cani e gatti, ma senza questa amicizia la vita si intristisce e si impoverisce molto.

 


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