Il conformismo intrappola

Il conformismo intrappola

Logica carismatica/9 - Formare all’autonomia per trovare la propria vocazione nella vocazione.

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 14/11/2021.

"Nel corso dell’interazione sociale gli uomini generano esiti che non facevano parte delle loro intenzioni. Incentivi finanziari possono portare al declino della produzione; l’inasprimento delle misure repressive possono portare all’aumento della criminalità."

Robert K. Merton, I canoni dell’anti-sociologo

Motivazioni diverse animano coloro che fanno parte di comunità carismatiche. E gli imitatori hanno un ruolo cruciale e quasi sempre sottovalutato.

Una nota del discorso che andiamo testardamente svolgendo ormai da diversi anni su comunità e movimenti carismatici (il primo articolo risale all’8 febbraio 2015), forse la sua nota dominante, è il rapporto tra buone intenzioni e risultati non buoni. Molte "trappole di povertà" collettive, alcune anche buie e profonde, nascono da effetti perversi di azioni compiute in buona fede secondo una loro idea di bene comune. 

Tra queste trappole di povertà una importante e troppo poco analizzata ha a che fare con i fenomeni di imitazione e conformismo che investono le comunità, soprattutto quelle carismatiche. Per entrare un poco, nello spazio di un articolo, in queste dinamiche complesse, dobbiamo semplificare il campo, e suddividere idealmente i membri di una comunità carismatica in tre categorie, sulla base del tipo di motivazioni che li hanno spinti a entrare in una comunità e poi a restarvi (ben consci che "entrare" e "restare" sono due verbi ben diversi).

Un primo gruppo di membri è caratterizzato da una dominante o esclusiva motivazione intrinseca. Sono quelle persone attratte nella comunità dal suo carisma e non da altro, perché hanno risposto a una autentica vocazione, nel giorno in cui hanno sentito una sintonia perfetta tra la loro anima e quella del carisma. Questi soggetti hanno però una struttura duale: per un verso hanno una probabilità (quasi) zero di lasciare la comunità, non fanno calcoli, danno tutto, perché (e fino a quando) si identificano completamente con il carisma. Al tempo stesso, questi membri sono in genere i primi a lasciare se si convincono che la comunità ha tradito il proprio carisma. Sono queste persone, ad esempio, che quando lasciano una comunità diventano particolarmente incattivite: essendo entrate solo per motivazioni intrinseche, l’esperienza soggettiva del tradimento è particolarmente devastante (ancor più nelle donne). In altre parole, i soggetti di questo gruppo 1, non avendo altro "incentivo" che il carisma, il giorno che scompare il carisma dalla loro anima non hanno più nessuna ragione per restare – e mille per scappare.

Queste persone a sola motivazione intrinseca sono in genere poche, e non è detto che svolgano sempre una funzione positiva – anche se in questo articolo non parlo degli effetti perversi delle motivazioni intrinseche, è bene sapere che esistono e possono essere molto gravi, perché i motivati solo intrinsecamente non ascoltano i feedback della realtà. I membri del primo gruppo non coincidono con i leader o i dirigenti: spesso queste persone si trovano nelle periferie, svolgono funzioni poco valorizzate, anche perché la loro attenzione alle dimensioni intrinseche li porta facilmente a entrare in conflitto con le esigenze gestionali del governo della comunità: tutti i capi amano le mediane, non gli estremi né le punte.

Continua la lettura su Avvenire.

211114 Logica carismatica


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